IL NEUROFEEDBACK

IL NEUROFEEDBACK

  • articolo a cura della Dott.ssa Erika Viotti

Il Neurofeedback è uno strumento non invasivo di analisi del funzionamento fisiologico e neurocognitivo. La sua applicazione è finalizzata all’acquisizione del controllo rispetto alle risposte psicofisiologiche a stimoli interni ed esterni, in funzione della possibilità di promuovere il completo benessere della persona, sia fisico sia psicologico. Gli individui sono così messi nella condizione di conoscere ciò che accade nell’organismo, anche a riposo, per saperlo controllare. Tale tipo di intervento si realizza esclusivamente sui singoli e non implica la somministrazione di alcuna sostanza farmacologica. Per tale motivo è facilmente associabile alle tradizionali forme di psicoterapia. Inoltre sono difficilmente riscontrabili effetti collaterali di tale pratica, essendo basata quasi esclusivamente sulla percezione da parte del soggetto del proprio funzionamento corporeo. Il processo alla base di questo tipo di approccio è riconducibile allo sfruttamento del principio di neuroplasticità, proprietà caratterizzante il sistema nervoso degli esseri umani e fondamento della loro abilità di apprendere dall’esperienza.

Neurofeedback a Asti

Attraverso l’ausilio di un’apposita strumentazione connessa ad un computer, l’esperto di neurofeedback individua e monitora l’andamento di alcuni parametri fisiologici del paziente, quali la temperatura superficiale, la conduttanza elettrica della pelle, la tensione muscolare, l’attività respiratoria e le modificazioni dell’attività mentale in termini di attenzione e concentrazione. Per fare ciò, il soggetto viene fatto sedere in posizione rilassata e vengono posizionati in punti specifici del capo e degli arti superiori alcuni elettrodi sensibili alle variazioni dei segnali fisiologici che il fisico produce in modo involontario, anche in condizione di riposo. Nel caso si tratti di bambini o adolescenti, l’intervento avviene con l’ausilio di videogiochi o materiale adatto alle varie fasce d’età. Il “feedback” che arriva al soggetto, di tipo acustico o visivo, è il veicolo attraverso cui prendere consapevolezza di ciò che accade nelle varie parti del corpo monitorate. E’ importante sottolineare che il controllo dell’andamento delle funzioni psicobiologiche avviene attraverso il confronto di tre differenti fasi. La fase iniziale, a riposo, consente al clinico di monitorare l’andamento dei parametri tipico di quel soggetto, in termine tecnico la sua baseline. La fase successiva consiste nel proporre un compito che va a modificare fisiologicamente il livello dei parametri precedentemente registrato, mentre la fase conclusiva si focalizza sulle condizioni di recupero, successivo allo svolgimento del compito. Tali fasi sono ciclicamente ricorrenti all’interno delle singole sedute.

Il funzionamento psicofisiologico indagato è ricondotto a particolari attività del nostro organismo. Il cervello degli esseri umani, ad esempio, funziona attraverso potenziali elettrici, convenzionalmente misurati in onde con diversa ampiezza e frequenza. Ad ognuna di queste onde sono associati particolari stati mentali, condizioni di attivazione fisiologica (es. sonno o veglia) ed abilità di concentrazione. Solo essendo consapevoli di questo tipo di funzionamento è possibile associare particolari stati mentali a prestazioni fisiche o mentali ottimali. Inoltre lo stato di attivazione fisiologica, definito in termine tecnico arousal, influisce direttamente sulle abilità cognitive e motorie dei singoli. Pertanto diventa fondamentale saper riconoscere e mantenere lo stato di attivazione più adatto alla situazione contestuale. Similmente, gli esercizi di visualizzazione consentono di allenare le connessioni nervose alla prefigurazione dello svolgimento di determinate mansioni. In questo senso il controllo dei pensieri e delle emozioni permette di riconoscere e sfruttare al meglio le proprie potenzialità psicofisiche.

Il neurofeedback funziona proprio perché è finalizzato controllo ed alla modificazione di attività elettrofisiologiche che il nostro organismo compie quotidianamente. Controllare queste ultime significa poter orientare le proprie prestazioni motorie, cognitive ed emotive in modo funzionale al raggiungimento di scopi specifici. In Italia attualmente il Neurofeedback è utilizzato principalmente in ambito sportivo e in quello clinico. In ambito sportivo questo tipo di tecniche consente agli atleti di comprendere e riconoscere le associazioni esistenti tra stati emozionali ed attività fisiologica. Soltanto attraverso una dettagliata analisi delle varie attività biologiche legate alle performance atletiche, è possibile allenare gli sportivi al raggiungimento di stati psicofisiologici adeguati per prestazioni ottimali. L’obiettivo è dunque quello di accrescere la sensibilità dei singoli rispetto al proprio dialogo interno, promuovendo l’integrazione tra “corpo” e “mente”. Per quanto riguarda l’ambito clinico, tale strumento, evidence based, è adottato nel trattamento di patologie legate ai deficit attentivi, alle difficoltà di apprendimento, ai disturbi d’ansia ed alle dipendenze. Può essere altresì utilizzato a livello riabilitativo in seguito a traumi fisici o operazioni chirurgiche invasive. In questi casi, così come in ambito sportivo, al miglioramento nel controllo delle risposte psicofisiologiche corrisponde un significativo aumento dell’autostima e dell’autoefficacia dei singoli.

Il costo delle sedute di neuro feedback varia significativamente in funzione della lunghezza del trattamento. In media si effettuano 20-30 sedute, il cui costo è competitivo rispetto ad altri tipi di trattamento. I training associati all’impiego del neurofeedback consentono il raggiungimento di obiettivi specifici quale l’ottenimento di uno stato di rilassamento muscolare e generalizzato, una regolazione del ritmo respiratorio, riconoscimento e gestione delle emozioni, accrescimento delle abilità attentive e di concentrazione, ottimizzazione delle prestazioni cognitive e motorie, miglioramento del tono dell’umore e dei ritmi sonno-veglia. Uno dei più recenti impieghi a livello sperimentale del neurofeedback riguarda il trattamento degli acufeni, ossia di rumori prodotti a livello auricolare in grado di influire negativamente sulla qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti. I ricercatori hanno dimostrato che il fastidio provocato dagli acufeni può essere sensibilmente ridotto qualora i singoli vengano addestrati a distogliere l’attenzione dagli stessi, abbassando così la sensibilità della corteccia uditiva rispetto a quel genere di rumori. Un altro ambito in cui il neurofeedback è stato recentemente impiegato a livello sperimentale è quello attinente al trattamento dell’autismo. E’ stato infatti dimostrato che il neurofeedback migliora la connettività cerebrale, compromessa in tale genere di patologie, e promuove l’acquisizione di un maggior controllo emozionale, in grado di produrre effetti positivi anche sulle modalità interattive e sulle abilità sociali dei singoli.


Dott.ssa Erika Viotti
Consulenza psicologica e psicoterapia - Asti

 

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Ultima modifica: 27/06/2016

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